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lunedý 27 novembre 2006

 

Biliardo "sistematico"

... a cura di Luca Greco e Luigi Ceron, impaginazione di Max Soresini

E’ ormai evidente che la più grossa rivoluzione prodotta dall’introduzione dei biliardi senza buche, non ha riguardato tanto la strategia di gioco o la tecnica esecutiva dei tiri, quanto la spasmodica ricerca, da parte dei giocatori, dei cosiddetti "sistemi" attraverso i quali risolvere al meglio quasi ogni singolo tiro.

Al di là della personale opinione di chi scrive, il quale è convinto che sarebbe stato assai meglio spendere tutta questa energia verso il miglioramento della strategia di gioco e della tecnica esecutiva che non tanto nella ricerca di sempre nuovi "sistemi". In quanto si ritiene che quest’ultimi, pur rispettandone l’importanza, in fondo sono semplicemente uno dei tanti elementi che fanno parte dell’esecuzione di una giocata e, forse, nemmeno la più importante.

Infatti, se anche si è in possesso di un sistema infallibile per eseguire un determinato tiro (se mai ci sarà un tale sistema), ma quello stesso tiro risulta essere una "scelta di tiro" sbagliata, in relazione ad una corretta condotta di gioco, è vero che lo si eseguirà in maniera perfetta, ma è altrettanto vero che risulterà comunque un tiro perdente; inoltre, qualsiasi sistema per quanto perfetto nel calcolo, perché riesca perfettamente avrà sempre bisogno che alla base vi sia una perfetta meccanica esecutiva, altrimenti nella pratica reale (e non teorica) ne risulterà una esecuzione non perfetta e quindi sempre perdente.

Ma sia la strategia che la meccanica, come qualunque altra cosa, per essere perfette vanno coltivate, allenate, studiate e invece la maggior parte dei giocatori dedica ogni sforzo a memorizzare sistemi, trascurando il resto.

In altre parole "sono talmente concentrati sull’albero che perdono completamente la visione della foresta".

Naturalmente quanto sopra è semplicemente l’opinione di scrive, senza nessuna pretesa di verità assoluta, anzi sarebbe interessante aprire un futuro dibattito in merito con il contributo dei giocatori, confrontandone le varie considerazioni in merito.

Per il momento, visto come vanno le cose, tanto vale che ci occupiamo anche noi di "sistemi" e come inizio cosa ci poteva essere di meglio della "Garuffa", sicuramente la giocata più "sistematicizzata" degli ultimi tempi, non si è voluto però cominciare col proporre l’ennesimo nuovo e infallibile sistema (ce ne sono già anche troppi), quanto proporre questa giocata attraverso le parole di colui che, la bellezza di settanta anni fa, ne teorizzò l’importanza e l’esecuzione, cioè lo stesso Ing. Giuseppe Garuffa di Milano.

"la GARUFFA...originale"

L’ing. Giuseppe Garuffa di Milano, nel suo splendido libro "IL BILIARDO MODERNO", edito nel 1933, per la prima volta teorizzò e descrisse questa particolare soluzione di gioco, denominandola "tiro indiretto di due sponde interno"

Nel capitolo dedicato a tiri indiretti, l’Autore inquadrava il discorso, confrontando questo tiro, che si esegue di "lunga - corta", con l’altro che si effettua di "corta - lunga". E’ molto interessante seguire passo passo il suo ragionamento....

T I R I   I N D I R E T T I

TIRO INDIRETTO DI DUE SPONDE ESTERNO

"Chiameremo esterno, quel tiro nel quale la palla B, diretta a colpire la A, proviene da una delle sponde lunghe.

Vediamo, ad esempio, nella figura una posizione tipica.

Image

Onde eseguire il tiro, è necessario, prima stabilire il punto sulla sponda "c", dove dovrà battere la palla B, per poter efficacemente colpire la A; cioè, identificare il punto "n", cosa alla quale procederemo nel modo seguente (come indicato nello schema): si tira una linea retta, che partendo dal centro del castello e passando per il centro della palla avversaria, vada ad incontrare la sponda corrispondente (1);

il punto di incontro di tale retta con la sponda "c" è il punto "n".

Il punto di attacco sulla palla A è quello, che sulla stessa linea, si trova sulla circonferenza della palla in corrispondenza con n;

"n" è ottimo, tutti gli altri punti vicino a n, non sono più ottimi e peggioreranno il tiro quanto più si allontanano da n.

Fatto questo è necessario trovare il punto "m".

Nella figura vediamo spiegato come sia facile il farlo. Prolunghiamo la linea della sponda "d", indi prolunghiamo anche la retta che ci ha precedentemente indicato il punto n, sino a che i due prolungamenti si intersecano; il che avverrà nel punto O.

Sia O’ l’angolo del biliardo, si riporti partendo da O’, la distanza O - O’, sulla sponda "d"; si avrà così il punto "m".

Come si vede, tale punto non è in funzione della posizione della palla battente, ma di quella della palla avversaria; il che significa che da qualunque punto del cono di copertura (indicato nel grafico dal tratteggio partente dal filo della palla A sino ai punti S e S’), vi è un solo punto m dal quale si può ottenere il tiro perfetto.

Infatti, quando nell’eseguire il tiro, noi abbiamo dato alla B, l’effetto necessario per toccare i due punti m ed n, si può dire che il tiro è eseguito; poiché, necessariamente, la palla B verrebbe ad urtare la A nel punto ottimo; l’angolo A n m, è un angolo relativamente fisso. La parte del percorso n A, non è modificabile perché è obbligato dalla direzione di m.

Il punto n, è ottimo e unico.

Si potrà arrivare ad n , per altra direzione, ma non si potrà però percorrere il tratto n A, nella direzione voluta, senza passare da m.

Pertanto possiamo dire che nel tiro indiretto di "corta - lunga" (bricolla d’angolo), dato che il punto di mira (m) si ricava dalla posizione della palla avversaria, la palla battente, indipendentemente dalla sua posizione, ad esso deve adattarsi.

Per tale motivo il giocatore dispone di poco spazio di manovra, in quanto o "vede" il punto m, oppure il tiro non è fattibile in modo ottimale.

Se ne trae la conseguenza, che il tiro di due sponde esterno (bricolla d’angolo corta - lunga) si presenta molto raramente nella posizione di esecuzione ottima, ragione per la quale è necessario essere molto prudenti nell’eseguirlo, poiché non garantisce la copertura. Tuttavia, siccome è tiro che si presenta con molta facilità, può essere giocato; ma va tenuto ben presente, che l’unica difesa è la forza con la quale è eseguito, e, che quando la palla avversaria sorpassa anche di poco il castello, se non nel caso in cui si possa seguire il tracciato m n, l’esposizione è sicura ed è necessario regolarsi di conseguenza.

Per questo tiro possiamo anche tracciare la nostra "linea delle possibilità" e sarà quella che, partendo da m e passando tangente al castello, andrà ad incontrare la sponda opposta.

 

TIRO INDIRETTO DI DUE SPONDE INTERNO

("garuffa")

Gli stessi ragionamenti valgono anche per il tiro indiretto interno. Il punto unico, ed insistiamo nettamente su questa parola "unico". È sempre "n".

Qualunque sia il punto, nel cono di copertura (indicato nel grafico dal tratteggio S - S’), nel quale si trova la palla battente, il punto n non cambia, mentre cambia il punto "m" a seconda della posizione della palla B. Ed è questa la differenza essenziale tra i due tiri; e cioè che nel tiro indiretto di due sponde esterno (bricolla d’angolo), per ottenere un risultato perfetto, la posizione rispettiva di A e B, ha molto valore, tanto da renderlo quasi un tiro unico, nel tiro interno ("garuffa") invece, la posizione di B è molto più indipendente, tanto da rendere il tiro possibile in qualsiasi punto del cono si trovi B, ed è facile comprenderne la ragione.

Infatti, come ci è reso chiaro dallo schema esplicativo, noi vediamo che, stabilito il punto n sulla sponda corrispondente alla palla da colpire, per trovare il punto m , non abbiamo che da prolungare la linea della sponda d, al di là dell’angolo del biliardo, per una lunghezza uguale alla distanza di n dall’angolo stesso, trovando il punto O. Ora non vi è che da congiungere O, con il centro della palla B, ed il punto di incrocio della sponda lunga con la retta B - O sarà il punto "m".

Questo dimostra che, pur rimanendo fisso il punto n, il punto m, invece è in funzione della posizione di B; di conseguenza, il tiro chiuso può essere eseguito da "quasi" tutti i punti del cono di copertura (nel secondo schema viene graficamente indicata l’ampiezza di questo "quasi").

Ciò dipende dal fatto che la palla B, dopo aver toccato i punti m ed n, è ancora libera di modificare la sua direzione, per trovare il punto ottimo su A, poiché questa dipende dalla quantità di effetto che le è stato impresso.

Insomma, se nel tiro precedente, il solo fatto di aver colpito con la propria palla i due punti stabiliti, è già garanzia di riuscita, nel tiro interno non è sufficiente, e la quantità di effetto diventa il fattore principale. Ed è questa la ragione per la quale è ritenuto un tiro difficile. Ma, in compenso, le posizioni che risolve sono tante, e di presentano con tale frequenza, da compensare ampiamente il sacrificio di acquistarne la pratica necessaria.

E tale pratica non è difficile da acquisire, se si vuole e si ha un po’ di pazienza, seguendo questo sistema:

Segnare i due punti n ed m, sulla sponda indi battere, toccando i due punti ed imprimendo l’effetto sufficiente perché la palla venga a perdersi direttamente nel castello. Non essendovi sul biliardo la palla A, a preoccupare il giocatore, si vedrà che, dopo poco tempo di questo esercizio, il tiro diverrà relativamente facile. E, cosa indubbia, anche durante una partita, il giocatore che, fissati i punti n ed m, facendo astrazione mentale dalla palla avversaria, passando dal punto n, tirasse a perdersi colla propria palla nel castello, la perdita sarebbe impossibile dato che incontrerebbe la A sul suo cammino.

Si ottengono con questo tiro risultati realmente sorprendenti e tali da capovolgere completamente l’andamento di una partita.

La palla A, purché sia staccata dalla sponda d, due diametri di palla può, con questo sistema, essere colpita sempre, ed in qualunque caso, con precisione perfetta e dar luogo ad un tiro chiuso.

Non ci stancheremo mai di dire, che tale tiro è quasi la base della tecnica del biliardo e che non vi può essere giocatore, che possa chiamarsi tale, che non lo usi con molta frequenza.

È tiro dal quale ci si può difendere a stento, e per esporsi al quale, basta la più piccola disattenzione.

Il tiro deve essere eseguito con effetto esterno.

 

La ... "madre" di tutte le "GARUFFE"

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LIMITE DELLE POSSIBILITA’(o del ... buon senso)

Da non tutti i punti del cono di copertura è possibile eseguire il tiro; onde poter definire se la B, si trova nella posizione dalla quale il tiro si deve giocare, non abbiamo che da tirare una retta, che dal punto O, passante tangente al castello, tagli il piano del biliardo sino al punto O’; si sarà così formato, nel cono di copertura, un quadrilatero r r’ - s s’, che rappresenterà la parte del cono all’interno nella quale, qualunque sia il punto in cui si trova la palla B, il tiro può essere eseguito normalmente: m, m’, m", m’", m"", ce ne danno graficamente la prova

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 La linea O - O’, può essere fatta passare più o meno tangente al castello; più si allontana da questo e più facile diviene il tiro, dovendosi imprimere meno effetto alla palla B; di conseguenza, noi potremmo chiamare la linea O - O’, la linea del buon senso, e cioè, la capacità del giocatore a valutare con precisione i propri mezzi, ed a non tentare un tracciato per il quale non ha ancora l’addestramento necessario.

Gli elementi fondamentali per la perfetta riuscita del tiro, al di là del fatto di visualizzare l’esatto punto di mira in sponda lunga, consistono nella dosatura dell’effetto e nel coefficiente di forza.

A questo proposito si può dire che, mentre il primo elemento, dosatura dell’effetto, derivando direttamente dalle singole capacità personali in fatto di steccata e sensibilità, può essere affinato solamente attraverso l’assiduo esercizio.

Per quanto riguarda, invece, il secondo, coefficiente di forza, pur essendo anch’esso un componente essenzialmente esecutivo e, quindi, acquisibile unicamente con l’allenamento, in merito può essere istruttivo "riascoltare" il concetto di... Garuffa, anche per la sua valenza generale.

"Il coefficiente di forza, in questo tiro, come del resto in tutti i tiri, ha un’importanza massima. Se la palla è colpita perfettamente, questo non ci dovrebbe preoccupare, poiché, come abbiamo detto, la copertura avviene sulla retta n - A - castello, ma siccome in tutti i tiri, la preoccupazione maggiore è la possibilità e la grande probabilità di sbagliare, il coefficiente di forza deve essere tenuto sempre presente.

Ora, il valore di tale coefficiente segue una regola fissa, che deve servire di norma al giocatore.

Più la palla A, si trova vicino al castello e minore è la fora che deve essere usata.

Nello schema seguente vediamo che lo spazio utile per colpire A, è rappresentato da un cono, di cui, per maggiore chiarezza, prolunghiamo le linee tangenti ad A, sino al limite estremo del biliardo in S - S’.

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La figura ci mostra la palla A, situata a diversa distanza dal castello, sempre sulla medesima linea n - A - castello.

Noi vediamo che, più la palla A, si avvicina al castello, più questo cono si restringe, dimostrando come con questo, aumentino le possibilità di fallire la palla A, mentre nel medesimo tempo, aumentano però proporzionalmente i coni di copertura

(come dire che: più l’avversaria si vicina la castello, minore è il margine d’errore, in quanto la palla diventa "più piccola", ma, di contro, nelle vicinanze del castello

aumenta lo spazio utile per ottenere la copertura, sempre però che si esegua con la forza giusta).

Pertanto possiamo suggerire al giocatore questo postulato, come concetto di massima: "più il cono S - S’ diventa stretto, più il coefficiente di forza diventa fondamentale".

Il ragionamento ci deve far concludere che, errando il punto preciso, abbiamo tutto l’interesse che le due palle rimangano presso il castello, per approfittare, in queste condizioni, dell’ampiezza del cono di copertura.

Più la palla A, si allontana dal castello, più la forza deve aumentare, in ragione della maggiore facilità a colpire la palla, tanto da poter eseguire il tiro con forza normale.

In ogni caso, è regola che la palla A, debba essere colpita con forza sufficiente a farle percorrere, nel caso che venga colpita in pieno, uno spazio, al di là del centro del castello, leggermente superiore a quello che la separava dal centro del castello stesso, al momento di battere.

 

Così teorizzava l’Ing. Giuseppe Garuffa, la bellezza di settanta anni fa.

Da allora molte cose sono cambiate nel mondo del biliardo, adesso le tecniche di costruzione dei biliardi hanno raggiunto un grado di perfezione quasi assoluta, le stecche, attraverso l’impiego delle fibre sintetiche o di legni pregiati, hanno una migliore elasticità e permettono di trasfondere nel tiro una maggiore sensibilità e poi, soprattutto, sono cambiati i ... "biliardi".
Si è infatti passati da quelli con le buche e con la sponda "tamburata", a quelli senza buche e con il profilato triangolare in gomma sulla sponda.
Comunque al di là di tutto la "garuffa", come Egli sosteneva, è ancora, tuttora, uno dei tiri chiave del gioco all’italiana, e forse oggi lo è anche più di allora, appunto per il miglioramento dei materiali, i quali, in un certo qual modo hanno permesso di ampliare quello che Garuffa definiva il "limite del buon senso".
Adesso la garuffa si può tentare anche da posizioni una volta ritenute "irragionevoli" (ricordate però che il buon senso serve ancora "tuttora"...altrimenti sono sempre guai).
E che sia ritenuta una soluzione di gioco importante nell’economia della partita, lo dimostra il fatto che in questi ultimi anni c’è stata da parte dei giocatori una ricerca spasmodica di "sistemi" concepiti nel tentativo di trovare validi punti di riferimento per eseguirla al meglio.
Prossimamente ne proporremo diversi e allora sarà interessante notare (e ciò la dice lunga sulla validità di quel personaggio) che praticamente tutti, in qualche modo, hanno mantenuto almeno un elemento in comune con i concetti e le teorie espresse da Garuffa.
Infatti, pur essendovi numerazioni diverse, svariate metodologie di calcolo, differenti compensazioni, comunque tutti i sistemi, per quanto riguarda il metodo di ricavare il valore di uscita sulla palla avversaria, indicano di procedere tracciando una retta congiungente il centro della palla con il birillo rosso... esattamente come insegnava l’Ing. Garuffa.
Va bene, abbiamo fatto un poco di storia, e a noi è sembrato giusto farlo, però sappiamo anche che ai più la cosa non interesserà affatto, loro vogliono i "sistemi", quelli veri, da applicare in partita, la storia è storia, ma se in partita non butti a terra i birilli, la partita la vince l’altro... altro che storie.
Vi invitiamo quindi a prendere visione delle due sezioni di questo capitolo. 
Per chiudere il discorso "sistemi", è opportuno aggiungere alcune considerazioni.
Quelli esemplificati in precedenza sono soltanto alcuni dei "sistemi" e non, ovviamente,... TUTTI, il continuo studio da parte dei giocatori, grazie anche all'ausilio di computer grafici, fa sì che questa parte del gioco del biliardo sia in costante evoluzione.
Comunque, sia che si studino perfettamente quelli indicati, sia che si riesca a migliorali, sia che se ne inventino dei nuovi; il giocatore non deve mai farsi l'illusione che il semplice fatto di memorizzare varie numerazioni lo faccia diventare automaticamente un perfetto esecutore; non è affatto così, occorreranno mesi di duro lavoro d'allenamento per ottenere una certa padronanza delle traiettorie ideali.
Spesso la posizione delle bilie (particolarmente dell'avversaria) è tale per cui risulta molto difficile individuarne con esattezza il corrispondente valore numerico, fattore questo indispensabile per procedere con il calcolo, in tali circostanze, solo la pratica può essere di supporto.
Occorre inoltre tanta pazienza e prove meticolose, per "trovare" e "rendere naturale" la steccata giusta, quella cioè che, in rapporto all’individuale modo di ogni singolo giocatore di sbracciare e d’applicare l’effetto, permette di percorrere, in tutti i casi, le traiettorie previste dai sistemi.
Anche il calcolo più minuzioso e perfetto viene vanificato se non vi è perfezione nella fase esecutiva.
automatica la realizzazione dei birilli, per ottenere questo risuInfine non si creda che giocare un tiro indiretto secondo un preciso sistema, possa rendere ltato è sempre necessario metterci del "Suo" in termini di sensibilità e capacità.
A questo punto qualcuno si chiederà se valga veramente la pena di lavorare tanto per imparare i "sistemi" ?
La risposta è senz’altro positiva a maggior ragione per i principianti e per coloro che si dedicano al biliardo soltanto nel tempo libero, in quanto, mentre i giocatori cosiddetti professionisti, dato che giocano tutti i giorni e per diverse ore, sviluppano una forma di percezione istintiva circa le traiettorie dei tiri di sponda, lo stesso non vale per coloro i quali s’applicano saltuariamente o sono alle prime armi, ecco che allora la conoscenza di sistemi matematici per il calcolo dei tiri di sponda assume un’importanza notevole per vari motivi:
;- si riduce nettamente la percentuale d'errore
- si aumenta la sicurezza del giocatore anche di fronte alle esecuzioni più delicate;
- sfruttando le numerazioni, anche quando capita di fare un'esecuzione sbagliata, difficilmente si combina un disastro, perché più facilmente si sta’ (come dicono i biliardisti) "dalla parte della ragione" o, meglio, "si sbaglia... dalla parte giusta";
- certe angolazioni critiche, l'occhio non le percepisce chiaramente, invece ricorrendo ai calcoli si può capire con esattezza se il tiro "c'è" oppure no;
- infine, sempre in caso d'errore, lo stesso ha un impatto minore sul morale del giocatore, in quanto egli ne capisce subito la ragione (errato calcolo numerico, quantità di taglio sbagliato, steccata errata) ed il fatto di averne "capito" il perché fa sì che non si senta insicuro se la stessa situazione si ripresenta pochi tiri dopo.
Questi, pur essendo in fondo vantaggi prettamente psicologici sono tutt'altro che trascurabili e, già da soli, giustificherebbero comunque gli sforzi iniziali.
Però, oltre ai suddetti motivi, vi è anche un ulteriore giovamento, puramente pratico, che ci viene offerto dalla conoscenza dei sistemi, ed è forse il più importante di tutti.
Si dice di solito che "non c’è un biliardo uguale all’altro", infatti, sarà per le differenti tecniche costruttive dei vari produttori, la diversa stagionatura del legname impiegato, la diversa abilità artigianale dell’operaio che ne cura il montaggio, oppure l’ambiente stesso in cui è sistemato il tavolo, sta di fatto che, in pratica, è vero che ogni biliardo ha una "sua" propria rispondenza. Ecco quindi che ogni giocatore, di fronte ad un biliardo su cui non gioca abitualmente, deve far ricorso alla propria conoscenza per capirne, il più in fretta possibile, le caratteristiche particolari e quindi attraverso la propria sensibilità adattarvisi. In tale circostanza la maggior parte dei giocatori viene a trovarsi in una condizione di estrema difficoltà, nella quale la maggiore esperienza e abilità dei professionisti, offre loro un vantaggio formidabile. Ma è appunto in questi frangenti che la conoscenza dei sistemi si rivela un alleato straordinario, infatti attraverso di essi, con alcuni specifici tiri di prova, in pochi minuti anche il principiante è in grado di "capire" il biliardo e di adattarvisi. Si prova un "tre sponde", un "cinque", una "bricolla d’angolo" con e senza effetto, uno "striscio" ed in base alle traiettorie date dal sistema si è in grado di valutare di quanto "quel" biliardo se ne discosta, quindi traducendone lo sfasamento in termini matematici di punti, si è nella condizione, con buona approssimazione, di applicare dei correttivi (compensazioni) ai calcoli di base, arrivando in fretta, e con buona approssimazione, ad ammaestrare la particolare rispondenza del tavolo su cui ci si trova a giocare. Questo innegabile "guadagno" non solo giustifica gli sforzi fatti per imparare i sistemi, ma, addirittura, rende la loro conoscenza imprescindibile a chi voglia veramente sviluppare un gioco del biliardo agonisticamente valido.
L’ultima raccomandazione per chiudere il discorso "sistemi" è quella di:
impararli, memorizzarli, approfondirli, allenarsi e, se si può, "migliorarli", ma, nello stesso tempo, cercare di non perdere completamente l’istintività del "colpo d'occhio naturale" sulle traiettorie geometriche; la cosa migliore è alternare periodi in cui si gioca solo con i "conteggi" ad altri nei quali s'eseguono i tiri indiretti "ad occhio". Soltanto il coltivarli "ENTRAMBI" rende il giocatore veramente completo.
 Se poi, malgrado le raccomandazioni, i fanatici sostenitori del "biliardo sistematico" con tutti questi conteggi dovessero perdere il "colpo d’occhio", è anche vero che l’avversario spesso rischia di perdere ... la ... pazienza ...
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Ultimo aggiornamento ( venerdý 08 dicembre 2006 )
 
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